le parole del progetto

La necessità di nominare le cose emerge dal momento della loro assenza. Quando ti ho davanti a me  non mi è necessario pronunciare il tuo nome, che invece mi serve per evocarti quando non ci sei.

Solo quando ho cessato di progettare architetture, anche nella forma mediata dell’insegnamento, ho provato la necessità di dare un nome a materiali, procedimenti e categorie relative all’attività che avevo frequentato nella lunga pratica professionale e didattica.

Ho cercato quindi di ricostruire con parole il processo della progettazione non dalla parte del risultato, come avviene quasi sempre se chi scrive è un critico o uno storico dell’Architettura, ma dall’interno stesso dell’atto progettuale, come accade quando ci si siede al tavolo e si chiariscono le intenzioni, si individuano materiali e strategie e le idee iniziano ad aggregarsi in forme.

L’atto del nominare  aiuta a trovare la radice delle idee, a distinguerne i confini ma anche a analizzarne le relazioni nascoste e le interdipendenze.

Ho cercato nomi e definizioni così come affioravano alla mente, lontano da intenzioni classificatorie e da organizzazioni in sistemi, volgendo l’attenzione solo a ciò che mi interessa e mi piace: il risultato è intenzionalmente frammentario e incompleto ma, spero, coerente e chiaramente orientato.

Le definizioni sono spesso suffragate da esempi di architetture storiche o contemporanee appartenenti a “stili” o ambiti di ricerca diversi che si sono succeduti anche in anni recenti (moderno, postmoderno, decostruzionismo, arch. di diagrammi, minimalismo, ecc.). A distanza di anni questi hanno perso il loro smalto superficiale di novità e possono mostrare invece il loro profondo significato di parziale contributo alla conoscenza dei processi della progettazione. In questo senso, indipendente dalla loro qualità, queste architetture sono qui citate.

Nelle schede che seguono ho quindi raccolto in forma sintetica riflessioni che sono maturate sopratutto durante la mia attività di insegnamento di Progettazione architettonica in istituti universitari nordamericani. Atlante della progettazione: una registrazione di luoghi esplorati che non pretende di descrivere o spiegare tutto il mondo ma al contrario, come nei primi atlanti,  cerca di illustrare solamente ciò che si è realmente visto e sperimentato, lasciando l’inesplorato nell’ombra.