Concorso Parco Pubblico 1
Concorso Parco Pubblico 2

(tre schizzi prospettici di F. Pierluisi)

1970 – Concorso per un Parco pubblico dedicato alla Resistenza. Modena.  con il G.R.A.U. (G. Colucci, R. Mariotti, F. Pierluisi)

Questo progetto segna l’inizio di una esplorazione del limite di comunicabilità dei segni dell’architettura in modi quali saranno poi riproposti in molti dei progetti successivi.

Nelle esperienze progettuali precedenti erano stati ricercati  valori riferibili alla conoscenza del reale naturale, entro il linguaggio architettonico della geometria, ora vengono posti valori di conoscenza del reale storico-sociale e ricercati i segni che possono riferirvisi. In questa intenzione confluiva in quegli anni la volontà di partecipare con il proprio linguaggio specifico al generale momento di critica delle strutture politiche e culturali, unita a una progressiva sfiducia verso una sintassi architettonica che si andava cristallizzando e richiudendo in sé stessa.

Ma quale possibilità di comunicazione, nella coscienza che “il segno architettonico non è convenzionale nel preciso senso che è convenzionale , sappiamo, il segno linguistico” (G. Della Volpe) ?

Di un possibile codice architettonico non era dato né un repertorio di simboli né una corrispondenza tra simboli e significati, tutt’al più era in uso qualche elementare regola combinatoria. In simile contraddizione la ricerca non potè che prendere vie indirette e tentare la reintegrazione nella progettazione di strumenti desueti mutuati da altri linguaggi.

Una morfologia architettonica del passato – nella fattispecie quella del teatro antico – viene utilizzata non solo come “forma naturale” entro l’architettura del paesaggio, ma anche per il portato simbolico che in essa aveva stratificato l’uso sociale fattone dagli Antichi. E là dove ai segni dell’architettura si chiede qualcosa che la loro particolare non-convenzionalità non può dare, e cioè narrare uno sviluppo epico, essi sono utilizzati come supporto e luogo di una complessa araldica fatta di altri sistemi di segni, pittorici e scultorei, che invece nella loro convenzionalità possono essere strutturati in allegorie storiche.

Tutto questo fu sperimentato in occasione di un concorso per un Parco Urbano dedicato alla Resistenza. Con il  risultato di ribaltare il significato di Parco, tradizionalmente considerato dècor  urbano o tutt’al più, nella accezione democratico-emiliana enunciata nel bando di concorso, servizio urbano per l’evasione nel “tempo libero”.

L’intenzione, al contrario, fu di liberare tutti i significati che una struttura culturale della Città può fornire, facendone un Museo di Storia, o meglio un grande Teatro dove rappresentare sincronicamente il mito storco – passato e presente ma anche futuro- della auto liberazione del popolo.

La rappresentazione avviene per luoghi o “stazioni” collocate entro la narrazione complessiva entro due sistemi di coordinate: coordinate logico-temporali che ordinano la sequenza cronologica dell’intero ciclo (oppressione- lotta-liberazione- vittoria) lungo assi

Paralleli che tagliano le “cavee”; coordinate logico-spaziali- relative a spazi sociali, si intende- (nella cultura, nella politica, nella economia , nella natura) , ordinati lungo le “cavee”, immagini di orizzonti naturali che si ampliano armonicamente, il successivo comprendente i precedenti.

Nelle “stazioni”, come cori pietrificati nell’Orchestra, sono contenute rappresentazioni scultoree di momenti significativi.

Il sistema orizzontale fatto di piramidi di terra, di percorsi e di superfici d’acqua è immagine geometrica del mondo naturale, delimitato dai successivi archi dell’orizzonte e che contiene le sequenze delle “stazioni” è luogo della Natura e della Storia umana. Ad esso si contrappone un sistema verticale – muro dipinto che è luogo del Mito nel suo sviluppo storico, da un inizio dominato dalle forze del Caos primordiale fino all episodio centrale, vittoria dei nuovi dei antropomorfi.

Sul muro dipinto si concludono e si rispecchiano le sequenze temporali della storia umana; oltre l’episodio centrale dove le immagini progressivamente scontornate spariscono, esso diviene schermo misurato da rade membrature,  trasparente sul paesaggio reale al di là di esso, che inquadra la città reale costruita dagli uomini.

I due sistemi orizzontale-reale e verticale-proiettato non si toccano: tra realtà e mito, come tra vita e arte non c’è contatto ma rispecchiamento (e la stessa allegoria dipinta rimbalza sul piano orizzontale, riflessa negli specchi d’acqua).

A questo tende infine il progetto: a dimostrare una illuministica possibilità di sintesi di linguaggi artistici specifici- pittorico, scultoreo, architettonico- entro una narrazione epica. Scultura come evento storico, pittura come proiezione astratta di esso e architettura come luogo della vita reale continuo per ambedue.

 

  • ANNO : 1970
  • LOCATION :
  • TIPOLOGIA :
  • DIREZIONE LAVORI :
  • PORTFOLIO : 1964-2004