1964 – Due padiglioni di servizi per i visitatori nell’area archeologica delle Terme di Caracalla coord. M. L. Conforto

“…Pertinenza storica e coerenza linguistica sono le ragioni che rendono esemplare il lavoro di G. Milani per i servizi delle Terme di Caracalla a Roma. Una robusta architettura contemporanea senza alcun infingimento ed alcun mimetismo si confronta direttamente con la presenza ed il fascino della grande rovina antica.

Tre sembrano i punti di forza di questi progetti: uno interno alle scelte di logica spaziale, l’altro relativo alla costruzione fisica dei manufatti e ai loro materiali ed il terzo riguardante il carattere particolare del luogo che si presenta sia come sito archeologico che come sito naturale.

Il primo di questi aspetti ci dimostra come il contatto con la storia riesca a dare nuova vita e significati profondi ad esperienze e ricerche di nuove dimensioni dello spazio nate in condizione di pura astrazione. Qui, infatti, le problematiche della decostruzione trovano ragion d’essere e costituiscono elemento di continuità con la concretissima destrutturazione storica, tanto da divenire simboliche di questa più generale condizione. Perso il loro significato il più delle volte semplicemente virtuale ed assumendo il ruolo simbolico nel disegno del progetto, esse ci aiutano a “capire” le molteplici dimensioni conoscitive ed emozionali nascoste nelle infinite pieghe dell’immagine storica. Ne risulta una progettazione complessa dove la geometria non assume più il solo ruolo di ordinatrice dello spazio ma partecipa anch’essa alla dimensione “sensibile”, partecipa cioè alla ricerca del “senso” di cui si diceva, trapassando dalla sua, in un certo modo tradizionale, funzione di “supporto” di significati a diretto significato essa stessa. Questo esito è molto confortante perché rappresenta la verifica di una rara autenticità di queste architetture e di una loro assoluta originalità nel campo della ricerca tra architettura e storia.

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Il secondo aspetto riguarda la scelta dei materiali utilizzati nella costruzione. Anche qui non vi è nessun mimetismo, nessuna banale scelta analogica. Neanche il possibile e giustificatissimo (ma rifiutato) uso di muratura laterizia ha convinto il progettista a rinunciare all’esemplarità del confronto fra materiali diversi; fra il vetro, il rame, l’alluminio, il peperino rosa della nuova costruzione ed il mattone della fabbrica antica, ciascuno a significare anche simbolicamente la propria epoca. Il risultato però è armonico e realizza perfettamente l’unità tra antico e moderno. Certo questa armonia e questa unità non sono di tipo tradizionale, sono profondamente “diverse” dalla tradizione perché portano in se stesse tutta l’asprezza della dissonanza e la consapevolezza di un’unità fra categorie estetiche contraddittorie ed opposte, difficilmente riconducibili all’uno totalizzante, un’unità relativa, insomma. Quindi bisogna “saper leggere” e questo progetto aiuta a farlo. In esso non v’è nessun esibizionismo modernista ma una radicata e profonda coscienza della necessità di parlare linguaggi contemporanei per lasciare tracce di qualità come testimonianze dell’agire presente di fronte all’eredità antica. In altri termini, l’affermazione di un’irrinunciabile identità storica originale (e quindi “obbligatoriamente” nuova) che vuole dare senso all’ultimo “lacerto” posto su un cammino che viene da lontanissimo”…

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L’architettura proposta da Milani è infatti essa stessa un lacerto, un non-finito, una forma s-composta evocatrice ad un tempo della “condizione presente” e dell’ammonizione che viene dalla storia stessa (da una concezione non accademica di questa disciplina) circa l’illusione d’una ricerca della forma assoluta e definitiva.

La terza caratteristica di questa operazione progettuale riguarda le condizioni al contorno, le quali assumono, anch’esse l’aspetto dell’esemplarità. Le Terme di Caracalla così come noi oggi le conosciamo si presentano con una immagine frutto della compresenza inscindibile tra resti di manufatti storici e natura, quasi un modello di quell’area semantica della ricerca figurativa che dal tardo Cinquecento viene definita “paesaggio”. D’altra parte così fu voluta dal Baccelli e dai progettisti che alla fine dell’ottocento disegnarono l’ancor oggi bellissima Passeggiata ed i luoghi limitrofi.Natura e storia dunque come modello di paesaggio ma anche come formidabile trappola dalle dolci lusinghe romantiche. Gli alti pini, gli scuri cipressi, i sacri allori dorati dalla luce del tramonto potevano condurre il progettista verso soluzioni “ambientaliste” dove lo storicismo ed il vernacolo non lasciano altra scelta che quella accademica. Ancora una volta invece l’ascolto del luogo, la percezione delle sue concrete e “presenti” qualità morfologiche piuttosto che un’immagine formalizzata, stereotipo e luogo comune figurativo, conducono il progettista ad una dimensione di libertà; il disegno della sua forma si fa agile, scava, penetra nella natura e riemerge con soluzioni non mimetiche e tuttavia senza alcuna violenza del contesto. Anzi il terreno sembra impossessarsi di queste architetture sulla cui netta geometria sale l’erba e dove la purezza del segno astratto si stempera nella concretezza delle materie fino all’illusione di antiche , levigate pietre poste casualmente dalla storia in questo luogo di natura e di giardino….”  da: Anselmi, Alessandro, presentazione dell’edificio, in “Area” n. 54  gennaio-febbraio 2000, pag 102.

  • ANNO : 2000
  • LOCATION :
  • TIPOLOGIA :
  • DIREZIONE LAVORI :
  • PORTFOLIO : 1964-2004